Projektbild: Selbsterntegärten für Firmen, Quartiere und Genossenschaften in Städten

Orti di autoraccolta per aziende, quartieri e cooperative in città

Selbsterntegarten.ch
Agroecology Works!
Giulia Satiro
info@summerweid-sarnen.ch

Quale problema di fondo affrontate?​

L'attuale sistema agricolo e alimentare non è sostenibile e contribuisce, nel mondo come in Svizzera, a diverse crisi (perdita di biodiversità e di suolo, cambiamenti climatici, malnutrizione e alimentazione scorretta, ecc.). Un problema di fondo è l'allontanamento di molte persone dalla natura: soprattutto in città, molti abitanti hanno in gran parte perso il contatto diretto con la natura e la conoscenza dei legami essenziali per garantire la nostra alimentazione. A causa della disponibilità costante e ampia di alimenti nei supermercati, che devono soddisfare numerosi requisiti (logistica, trasformazione o consumo semplici ed economici, aspetto impeccabile, trasportabilità, conservabilità, ecc.), molte persone non sanno più come e in quante varietà crescono le carote e le altre verdure, quanto lavoro serve prima che arrivino nei negozi, quando sono di stagione e quali verdure possono crescere nella propria regione. Questa perdita di conoscenze e di legame si accompagna a una scarsa considerazione per la produzione del nostro cibo, allo spreco alimentare e ad altri problemi.

Quali abitudini volete cambiare o diffondere, e con quale approccio?

Vogliamo cambiare il rapporto quotidiano con il cibo, verso una maggiore consapevolezza, stagionalità, regionalità e socialità. Il nostro approccio sono gli orti di autoraccolta.

Raccogliere da sé crea un rapporto del tutto nuovo con il cibo. Chi viene nel campo settimana dopo settimana vede come da piccole piantine cresce, per esempio, un finocchio; chi lo raccoglie con le proprie mani e poi lo ritrova nel piatto sviluppa una profonda comprensione del valore del cibo. Si inizia ad apprezzare la provenienza, la stagione e il lavoro che c'è dietro la coltivazione: il cibo non viene più dato per scontato.

Questa esperienza cambia le abitudini alimentari in modo duraturo. Dopo due anni di autoraccolta costante, d'inverno non si comprano più distrattamente pomodori e cetrioli, perché si sente che cosa significa stagionalità.

Il nostro obiettivo è integrare questa esperienza consapevole dell'alimentazione nella vita di tutti i giorni, con la stessa naturalezza con cui ci si lava i denti. L'autoraccolta non deve essere un'offerta in più, ma una parte della vita quotidiana: per esempio raccogliendo la cena dopo il lavoro, un breve momento che riporta con i piedi per terra, rilassa e rafforza il legame con la natura.

Inoltre, gli orti creano uno spazio sociale. Nell'orto tutti sono uguali: manager o parrucchiere, giovani o anziani, di sinistra o di destra. Si condividono verdura e attenzioni: i cavoli rapa grandi vanno alle famiglie numerose, quelli più piccoli alle persone anziane, felici di porzioni più maneggevoli. Questo scambio promuove la solidarietà e la comprensione tra generazioni e realtà di vita diverse.

Gli orti di autoraccolta non portano solo verdura fresca e regionale direttamente davanti alla porta di casa (spesso a poche centinaia di metri), ma fanno tornare l'alimentazione un'esperienza personale, comunitaria e consapevole. Così può nascere una nuova cultura del quotidiano: più sana, più solidale, più sostenibile, e parte naturale della nostra vita.

Su che cosa volete lavorare durante il Booster?

  • Elaborare, insieme alla HAFL come partner di ricerca, un modello scientifico e transdisciplinare per diffondere gli orti di autoraccolta nelle città:
    • Di quali informazioni hanno bisogno potenziali nuovi partner e gestori di orti? Chi possono essere questi partner (Comuni, aziende, chiese, cooperative…)? Come si possono contattare? Chi potrebbe essere responsabile di un progetto di orto di autoraccolta in una cooperativa, in un'area aziendale, ecc.? Raccogliere e preparare informazioni di base (eventualmente con sito web, volantini, opuscoli) per poter promuovere gli orti di autoraccolta.
  • Allacciare contatti con possibili partner disposti a realizzare un orto di autoraccolta; conferenze e presentazioni del progetto presso attori urbani per far conoscere il concetto
  • Sviluppo di un modello di business autosufficiente per l'attuazione del concetto di diffusione.

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