Quale problema di fondo affrontate?
I sistemi alimentari moderni allontanano sistematicamente le persone dalla produzione locale, dai cicli ecologici e dalla cura collettiva delle infrastrutture alimentari. Questa distanza è particolarmente evidente nelle città, dove l'accesso a cibo sano e sostenibile dipende spesso da reddito, istruzione, comodità e capitale sociale.
Allo stesso tempo, molti prodotti presentati come «sani» o «naturali», tisane comprese, fanno parte di catene di approvvigionamento globalizzate con elevate emissioni dovute ai trasporti, condizioni di produzione poco trasparenti e una lavorazione industriale che riduce freschezza, biodiversità e resilienza economica locale.
La ricerca dimostra sempre più chiaramente che un'alimentazione sostenibile non può essere raggiunta solo con le scelte individuali di consumo. Secondo i risultati più recenti della ricerca sui sistemi alimentari e dell'IPCC, una trasformazione significativa richiede cambiamenti nelle infrastrutture sociali, nei sistemi di approvvigionamento locali, nei meccanismi di partecipazione e nei modelli di accesso collettivo. L'agricoltura urbana e i sistemi alimentari sostenuti dalla comunità possono rafforzare contemporaneamente resilienza climatica, biodiversità, coesione sociale e cultura alimentare.
Tuttavia, molte iniziative di agricoltura solidale (CSA) o alimentari alternative restano relativamente di nicchia e socialmente omogenee. Tra gli ostacoli all'accesso figurano spesso costi iniziali elevati, codici culturali, mancanza di tempo, distanza e un'integrazione insufficiente nella vita urbana quotidiana.
La nostra ipotesi è che beni comuni alimentari su piccola scala, iperlocali e radicati nel quartiere possano abbassare questi ostacoli se combinano comodità, partecipazione comunitaria, accesso abbordabile, legame emotivo e un impatto locale visibile.
millefoli colma questa lacuna con un modello urbano di CSA dedicato alle erbe, che trasforma un terreno urbano sottoutilizzato in un bene comune partecipativo per l'alimentazione e la biodiversità. Erbe e tisane sono particolarmente adatte, perché richiedono relativamente poco spazio, hanno un'impronta ecologica ridotta, si possono raccogliere più volte e creano un legame emotivo e sensoriale immediato attraverso il profumo, il gusto e l'uso quotidiano.
Quali abitudini o pratiche volete cambiare, e in che modo?
millefoli si concentra su tre gruppi di abitudini tra loro collegati:
1) Il consumo passivo di prodotti importati e confezionati
Vogliamo spostare la scelta predefinita da «compro una bustina di tè al supermercato» a «ricevo una miscela di stagione coltivata a 15 minuti da casa, da persone che conosco». Il modello di abbonamento solidale lo rende non solo possibile ma anche comodo: i membri ricevono il loro pacchetto mensile senza doverlo cercare. La ricerca sull'agricoltura sostenuta dalla comunità (CSA) mostra che le formule in abbonamento sono tra i meccanismi più efficaci per un cambiamento duraturo nel consumo alimentare.
2) La distanza dalla conoscenza delle piante e dai cicli stagionali
I sistemi alimentari industriali hanno eroso sistematicamente la conoscenza pratica delle piante locali, dei loro usi e delle loro stagioni di crescita. millefoli ricostruisce questo sapere attraverso la partecipazione diretta: i membri sono invitati a seminare, curare, raccogliere e trasformare, imparando a conoscere l'identità, il profumo e l'effetto di ogni pianta. Non si tratta di un aspetto secondario, ma strutturale. Più i membri conoscono ciò che coltivano, più lo apprezzano, e più la comunità diventa resiliente come nodo di quartiere con una solida cultura alimentare.
3) Il sottoutilizzo del suolo urbano come spazio alimentare
Il progetto occupa un'area a uso temporaneo (Freihaltefläche) concessa dalla Città di Zurigo, un terreno che altrimenti resterebbe inutilizzato. Attivando questo spazio come risorsa produttiva, sociale ed ecologica, millefoli dimostra che la politica fondiaria urbana può essere una leva diretta per la trasformazione del sistema alimentare. Vogliamo radicare, sia nelle istituzioni sia nella popolazione, l'abitudine di considerare gli spazi aperti urbani come possibili luoghi di produzione alimentare comunitaria.
Su cosa volete lavorare durante il booster, e cosa volete scoprire?
Durante il booster vogliamo:
Lanciare e testare il modello di abbonamento solidale con un primo gruppo fondatore di 20-30 membri, osservando come i membri scelgono autonomamente il livello del proprio contributo e se il modello genera entrate sufficienti e stabili per coprire i costi di gestione.
Testare i meccanismi di coinvolgimento della comunità, in particolare quali formati (laboratori di raccolta, giornate a porte aperte) attirano e fidelizzano meglio partecipanti di tutte le fasce demografiche del quartiere, comprese le persone che non fanno già parte di reti legate alla sostenibilità.
Sviluppare un kit per la replicazione, documentando quanto impariamo sull'attivazione dei terreni, sulla concezione degli abbonamenti e sulla costruzione della comunità in un formato utilizzabile da altri gruppi in altre città.
Ipotesi principali che vogliamo verificare:
Ipotesi 1: un modello di prezzi solidali (i membri scelgono il proprio contributo entro una fascia definita) è stabile, ossia un numero sufficiente di membri sceglie contributi più alti per compensare quelli più bassi, generando una media sostenibile. Le persone sono disposte a sostenere finanziariamente un modello solidale di bene comune alimentare.
Ipotesi 2: la partecipazione alle attività di coltivazione non è limitata alle fasce di popolazione già attente all'alimentazione o con un alto livello di istruzione, ma può essere ampliata con una programmazione adeguata e un lavoro di sensibilizzazione tramite le istituzioni di quartiere. Possiamo ridurre gli ostacoli alla partecipazione con forme di coinvolgimento più piccole e flessibili.
Ipotesi 3: 330 m² di superficie coltivabile possono rifornire in modo affidabile 40-60 membri con prodotti mensili, mantenendo la qualità ecologica e l'impegno dei volontari. La produzione locale di tisane può diventare un progetto identitario riconoscibile per il quartiere.

