Quale problema di fondo affrontate?
Sebbene la nuova legge sull'approvvigionamento elettrico (2026) renda giuridicamente possibili i raggruppamenti elettrici locali (REL), rimane un ostacolo strutturale decisivo: il divario nella governance umana. Attualmente l'avvio di un REL dipende in larga misura dall'entusiasmo dei volontari o da costosi consulenti esterni. Questo porterà probabilmente a progetti che non partono mai a causa della complessità amministrativa, oppure che restano iniziative isolate dipendenti da poche persone sovraccariche.
Ne derivano tre problemi sistemici:
1. Esclusione: inquilini, economie domestiche a basso reddito e cittadini poco esperti di tecnologia sono di fatto esclusi, perché non esiste un intermediario locale di fiducia che li accompagni.
2. Fragilità: le comunità crollano se il volontario chiave se ne va, mancando una continuità professionale.
3. Non replicabilità: la mancanza di un ruolo operativo standardizzato impedisce di andare oltre i primi pionieri.
Partiamo dall'ipotesi che le comunità energetiche non possano diffondersi a livello nazionale senza un livello di gestione locale. La tecnologia esiste; l'anello mancante è un ruolo umano dedicato e formato, che faccia da ponte tra regolamenti e strumenti tecnici complessi e la realtà quotidiana dei residenti. Senza questa «infrastruttura sociale», il solo quadro giuridico non permetterà di raggiungere gli obiettivi previsti della transizione energetica.
Quali abitudini o pratiche volete cambiare, e come?
Vogliamo trasformare in modo fondamentale la gestione delle comunità energetiche, da attività volontaria e improvvisata a professione locale riconosciuta. Oggi i residenti si trovano di fronte a una «barriera alla partecipazione»: o restano consumatori passivi, oppure devono diventare esperti di energia dilettanti per aderire a una comunità. Questa dipendenza da volontari non retribuiti crea fragilità ed esclude chi non ha tempo o competenze tecniche.
Proponiamo di sostituire questo fragile modello basato sul volontariato con un «Community Energy Steward» professionale radicato in ogni quartiere. Vogliamo inoltre sviluppare una piattaforma centrale che supporti e assista gli steward nel loro lavoro. Questo cambia le pratiche quotidiane in tre modi:
- Da una partecipazione passiva a una partecipazione accompagnata: invece di districarsi da soli tra regolamenti complessi, i residenti interagiscono con un esperto locale formato e di fiducia, che semplifica le decisioni e garantisce un accesso inclusivo a inquilini ed economie domestiche a basso reddito.
- Da una governance frammentata a una governance standardizzata: sostituiamo regole isolate, reinventate da ogni progetto, con un quadro replicabile. Un ente centrale senza scopo di lucro (associazione Modener) fornisce la base giuridica, gli strumenti digitali e una formazione certificata, mentre le comunità locali mantengono l'autonomia sulle proprie scelte energetiche.
- Dal peso tecnico alla facilitazione sociale: il ruolo dello Steward non è solo tecnico, ma anche sociale. Facilita i processi decisionali democratici, gestisce gli adempimenti amministrativi e anima la comunità, trasformando la condivisione dell'energia in un legame sociale concreto invece che in un ostacolo burocratico.
Il nostro approccio:
- Co-creare il ruolo: definire il profilo, il programma di formazione e lo statuto giuridico dello Steward attraverso workshop Living Lab con futuri steward, residenti ed esperti giuridici.
- Rafforzare con gli strumenti: sviluppare strumenti digitali di governance (open source) che permettano agli Steward di gestire le comunità in modo efficiente senza bisogno di competenze tecniche approfondite.
- Validare il modello economico: testare un sistema di remunerazione in cui la comunità paga lo Steward con i risparmi generati, creando un modello sostenibile
Su cosa volete lavorare durante il Booster, e cosa volete scoprire?
Durante i 6 mesi del Booster ci concentreremo sulla definizione delle condizioni strutturali per il ruolo di «Community Steward» e sulla validazione del modello di governance attraverso il nostro partenariato Living Lab (Energy Living Lab @HES-SO):
WP1: co-definire il profilo e il quadro dello steward:
- T1.1 (ELL): svolgere workshop partecipativi per delineare le competenze chiave, l'ambito della missione e lo statuto giuridico ottimale (indipendente, dipendente o membro di una cooperativa) dello Steward.
- T1.2 (Modener): elaborare un modello di contratto giuridicamente valido.
WP2: prototipare gli strumenti di governance:
- T2.1 (Modener): sviluppare sulla piattaforma (Frappe/ERPNext) il modulo centrale «Community Management», che consente funzioni democratiche di base (votazioni, comunicazione trasparente) e il monitoraggio amministrativo necessario al lavoro di uno Steward.
WP3: validare l'accettabilità e individuare gli ostacoli:
- T3.1 (ELL): svolgere interviste strutturate e sondaggi con stakeholder chiave (responsabili comunali dell'energia, comunità esistenti, rappresentanti di cooperative d'abitazione) utilizzando le bozze di contratto e i prototipi degli strumenti, per individuare ostacoli pratici decisivi (ad es. timori legati alla responsabilità, sfiducia verso un'autorità centrale, confusione sui ruoli) prima di qualsiasi impiego reale.
- T3.2 (Modener): testare la piattaforma in due comunità energetiche esistenti (Evionnaz e Autigny).
Ipotesi chiave da verificare:
- Ipotesi di fattibilità: nell'attuale quadro normativo svizzero (OAEl, diritto del lavoro) è possibile definire uno statuto giuridico chiaro e una formazione standardizzata per il ruolo di Steward.
- Ipotesi di adeguatezza della governance: il modello proposto (ente centrale senza scopo di lucro che fornisce strumenti e formazione + comunità locale che mantiene la propria autonomia) è giuridicamente solido e socialmente accettabile sia per i Comuni sia per i residenti.

