Projektbild: «Bodenreform?! – Was spricht dagegen?»

«Riforma fondiaria?! Cosa c'è contro?»

Verein Mieten-Marta
UZH
Anonia Steger
post@mieten-marta.ch

L'attuale crisi climatica è aggravata, tra l'altro, dall'intensa attività edilizia in Svizzera e dal crescente consumo di superficie abitativa. Invece di sopraelevare e risanare dal punto di vista energetico (cosa urgentemente necessaria), soprattutto negli agglomerati si persegue un'intensa attività di demolizione e ricostruzione. Paradossalmente, ciò aggrava la crisi degli alloggi, perché gli appartamenti a buon mercato scompaiono e vengono sostituiti da appartamenti cari. Ne derivano l'espulsione sistematica delle economie domestiche a basso e medio reddito dalle città e una crescente polarizzazione sociale tra chi ha la fortuna di vivere in un alloggio di utilità pubblica e chi dipende dagli affitti di mercato. A spingere in questa direzione sono soprattutto proprietariistituzionali orientati al profitto (banche, assicurazioni, casse pensioni, investitori globali), la cui logica non viene ostacolata dalla legislazione attuale, ma anzi piuttosto favorita.

Sono urgentemente necessari adeguamenti del quadro legale e pianificatorio, per dare soprattutto alle città leve più incisive contro la crisi degli alloggi. Le prime idee sono in fase di attuazione, ad esempio concedendo ai Comuni un diritto di prelazione, regolamentando i proprietari istituzionali (p. es. obbligandoli a offrire alloggi a prezzi accessibili) o facendo rispettare il diritto di locazione vigente (invece di svuotarlo ulteriormente), o addirittura verificandolo sistematicamente. Riteniamo inoltre importante tornare a riflettere su una riforma fondiaria.

Il problema: le leggi rilevanti non si trovano a livello comunale, dove la pressione e la volontà politica sono maggiori. La legge edilizia è di competenza cantonale e il diritto di locazione è federale. Tali progetti dipendono quindi da governi di orientamento borghese e da un elettorato conservatore. Per questo, leve politiche ben intenzionate falliscono regolarmente al di fuori delle città, anche quando le proposte di legge non sono vincolanti, ma formulate in modo che ogni Comune possa decidere autonomamente se applicarle o meno. Eppure è evidente da tempo che il problema tocca sempre più anche i Comuni al di fuori delle grandi città: sia per l'aumento dei prezzi dei terreni e degli affitti, sia per la crescente penuria di alloggi nei Comuni limitrofi a causa delle persone costrette a lasciare le città. Solo che i cambiamenti su questo tema sono fortemente condizionati sul piano emotivo e normativo.

È qui che entra in gioco la nostra idea. Vogliamo avviare un tour per capire, dialogando con un elettorato conservatore al di fuori delle grandi città, quali ostacoli fattuali, emotivi, sociali, finanziari ecc. esistono nei confronti di leve politiche più incisive. Vogliamo sondare consapevolmente approcci più radicali (p. es. riforma fondiaria o espropri per il bene comune), ma si possono discutere anche idee riformiste (diritto di prelazione, regolamentazione, controllo del diritto di locazione). Vogliamo così capire cosa spinge chi vota no a dire no e, al contrario, dove risiede il suo potenziale di mobilitazione per queste idee.

La nostra visione a lungo termine è rendere mainstream idee politiche apparentemente più radicali, come la riforma fondiaria. Per arrivarci abbiamo bisogno di sapere quali sono gli ostacoli e quali sarebbero le leve più efficaci. In un primo passo puntiamo quindi sulla comprensione reciproca.

Dal punto di vista metodologico puntiamo quindi soprattutto sul dialogo diretto:

  • con sondaggi di persona in luoghi centrali al di fuori delle grandi città, ad esempio in Comuni che hanno votato no a progetti importanti
  • con colloqui porta a porta nelle case che appartengono (o appartenevano) a Credit Suisse. Sarebbe interessante raccogliere l'opinione degli abitanti sulla campagna «CS Immobilienfonds enteignen» (vedi ), sempre che gli abitanti non abbiano già partecipato alla campagna
  • https://cs-immobilien-enteignen.ch
  • con focus group e/o sondaggi rivolti a gruppi target specifici
  • eventualmente anche con esponenti di organizzazioni avversarie

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